Diamonds from the pavement

"..io devo ritornare a camminare verso ciò che non so.." (P.Benvegnù)
venerdì, 09 ottobre 2009

A ruota libera

Dovrei smetterla di reagire davanti a un foglio bianco sempre nella stessa maniera. Come m'insegnarono a scuola. Credo. 'Guarda fuori e comincia a descrivere'.
Dovrei. Comunque il cielo è sempre più blu e fa troppo caldo.
E i bambini cafoni dei vicini cafoni non fanno altro che chiasseggiare (esiste?..no!) e cafoneggiare e se mi sto concentrando per scrivere, come posso non citarli.

Ok, dal fuori passiamo al dentro. La casa è nuova (per me) e piena di difetti e di ricordi di arrabbiature, ma ha il mio tocco e le mie nottate bianche nella sua planimetria fuorischema, nei toni e in qualche particolare che a forza di fegato ingrossato sono riuscita a spuntare.
La mia pastrocchietta dorme e la sua tosse spaventosa le sta concedendo una tregua.
Mi sta salendo in testa una considerazione: non potrei mai fare la scrittrice, io non racconto mai i fatti. So solo descrivere. E' come girare intorno ad una bella statua esposta. Non sono io l'espositrice, l'artista. Mi limito all'osservazione, io.

Ecco, siamo arrivati all'io. E' già dunque ora di fermarsi?

Ho mangiato due merendine al cioccolato di seguito. Le ho mangiate con il cuore. E' lui che me le ha chieste.
Va tutto bene. Ma non avrò mai più il tremore e l'estasi del primo bacio. E non prendiamoci in giro nemmeno con colui che ami ogni bacio è come il primo. No.
Ecco, io che amo le similitudini. Qui non ci sto. Il come il primo bacio non esiste. E non intendo (specifico) il primo bacio in assoluto, che per la maggior parte di noi, è stato una ciofeca (no?) (Ma noi chi, poi? Bò!). Intendo il primo sperato, sognato, agognato, immaginato, temuto.. il primo bacio innamorato. Ecco.

A parte i baci, non va tutto bene. Mi sento incagliata. Come nei film quegli spiriti che restano sulla terra e non riescono ad ascendere perchè c'è qualcosa che li trattiene ancora. Una frase non detta, un compito non portato a termine.
Non so bene da quant'è che mi sento così. Incagliata tra due dimensioni. O forse sì. Ma no, era da prima. Da prima di prima. Forse da prima di me.
O forse no. Incagliata è me. E' la mia essenza. Metà e metà. E se entrambe, dunque nessuna. Nessuna. In sospeso.                    .." she's a tears that hangs inside my soul forever"..

Come in questo post, non prendo direzioni. Come in una descrizione, giro intorno.
E vado a ruota libera. Come il nostro "amatissimo" premier nelle sue dichiarazioni. Che similitudine, perbacco e perdinci!


P.S. Ecco perchè non scrivo troppo spesso.
 

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categorie: citazioni, me
venerdì, 25 settembre 2009

Lutto

M’imbatto in una foto di non troppo tempo fa o forse sì.
E mi rimbalzano addosso le differenze. La fronte distesa e rilassata, gli occhi luminosi ed entusiasti, il sorriso spontaneo e ingenuo.
Mi si stringe il cuore a guardarli così. Innocenti e inconsapevoli, pieni di gioia e di voglia. Nulla nei loro volti e nelle loro pose lascia presagire un salto mortale in direzione opposta a quella dei loro occhi.
La pioggia e l’umidità appiccicano addosso la nostalgia. I ricordi mordicchiati, ma ancora vividi, di quei progetti elettrici e grandiosi che paiono sorridere tuttora, punzecchiano il cuore.
Non è raro sentire dentro un lutto. Un movimento nero che sale dalle viscere e ricopre ogni cosa.
Nere sono le lacrime e i rantoli. Nero è il dolore per la sepoltura. Nera è la rabbia per non avere il potere.
Sono morti. Senza saperlo.

Tutti impegnati nella corsa, indaffarati con le mani e i corpi, silenziosi e diligenti nei loro nuovi compiti, acchiappati dalla vita sono morti e non se ne sono accorti.
 
Intanto ha smesso di piovere, ma non è rimasto intatto niente mentre mi domando quanta fatica occorra a vivere con un morto sepolto dentro.
postato da: VioletSky alle ore 09:32 | link | commenti | commenti
categorie:
martedì, 14 luglio 2009

Oggi sciopero

 

L'obbligo di rettifica è un tentativo insidioso e furbesco che ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione!

postato da: VioletSky alle ore 08:36 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: res publica, in my opinion
lunedì, 11 maggio 2009

Passaparola

Pubblico da Micromega.net

"Pare che molti nel centrosinistra siano orientati a votare Sì nel referendum Guzzetta. Spero che cambino idea.

Non c’è una sola ragione al mondo per votare in quel senso. Il quesito del referendum è stato rappresentato come un tentativo di eliminare gli effetti negativi della legge Calderoli. Non è affatto vero. Se accolto produrrebbe un secco peggioramento della legge: il passaggio automatico da un bipolarismo coatto a un bipartitismo coatto. E non solo: la lista di partito che prende più voti ottiene la maggioranza assoluta dei seggi.

C’è chi ripete che una riforma non deve essere giudicata in base alla contingenza ma per i suoi effetti di sistema. L’assunto può avere senso in una democrazia normale, ma in Italia non c’è una democrazia normale. Non si capisce perché si dovrebbe giudicare la soluzione Guzzetta trascurando le sue conseguenze nei prossimi dieci o venti anni. Dopo ciò che accadrà in questo periodo gli effetti di sistema della legge uscita dal referendum avrebbero l’efficacia di una medicina sul corpo del morto. Perché?

Perché nelle condizioni date oggi in Italia, il successo del Sì ha un solo significato: la vittoria definitiva di Berlusconi. Se passa il Sì potrà sostenere che si deve andare a elezioni anticipate con la nuova legge elettorale. Il PdL vincerà e otterrà una maggioranza schiacciante che gli permetterà di fare ciò che vuole. D’Alema e molti altri sostengono che se vince il Sì sarà necessario scrivere una nuova legge elettorale. L’ipotesi è già stata smentita dal PdL: la legge cambiata dal Sì sarà immediatamente applicabile e applicata.

La Lega ha capito benissimo che così perderà ogni potere di condizionamento sul centrodestra e che il PdL potrà governare da solo. Perciò si oppone con decisione. E se davvero Berlusconi fosse intenzionato a far votare Sì, la Lega non avrebbe forse altra scelta che far cadere il governo prima del referendum. Che lo faccia o no dipenderà dalla sua volontà. Ma in ogni caso nelle sue file l’allarme è suonato.

Non si capisce invece perché i partiti del centrosinistra dovrebbero scegliere un voto che li avvia a un sereno suicidio. Il PD può accampare il motivo di aver da tempo sostenuto la validità di una soluzione molto bipolare. Ma a questo punto dovrebbe essersi reso conto che la scelta “coraggiosa” di andare da solo lo fa passare solo da una sconfitta all’altra. Da parte sua IdV può giustificare la scelta del Sì solo perché aveva raccolto le firme per il referendum. Ma oggi è assai più chiaro di allora che la soluzione Guzzetta è un netto peggioramento della legge Calderoli. Dunque perché insistere? E poi la coerenza verso una scelta infelice e ormai superata vale molto di meno della coerenza dovuta alla propria vocazione: sì alla democrazia pluralistica, no al potere unico.

In ogni caso PD e IdV devono confrontarsi con un futuro già segnato. Se vincerà il Sì, dopo elezioni anticipate Berlusconi avrà da solo il pieno possesso del Parlamento. Cambierà la Costituzione e la Corte Costituzionale. Diventerà presidente della repubblica con accresciuti poteri. Le assemblee elettive, che già oggi contano ben poco, diventeranno l’arredo di contorno del presidenzialismo. La democrazia italiana sarà sfigurata per sempre.

Di fronte a questa prospettiva non si può nemmeno propagandare il No. Lo schieramento a favore del Sì, anche senza l’inclinazione al suicidio del centrosinistra, è già abbastanza temibile. Si deve sperare che il 21 giugno sia una data che di per sé scoraggi la partecipazione popolare e occorre mobilitarsi con tutte le nostre forze per far mancare il quorum. Non si tratta di dire: andate al mare. Si deve spiegare con cura estrema: la soluzione Guzzetta dà tutto il potere in mano a chi ha già il pieno dominio sui mezzi di comunicazione. Questa non è democrazia. E’ instaurazione di un potere plebiscitario assoluto.

Far mancare il quorum non è manifestazione di indifferenza. E’ difesa attiva della democrazia."

Pancho Pardi

postato da: VioletSky alle ore 15:41 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: citazioni, elezioni, poltica
martedì, 31 marzo 2009

Come un vecchio cane...

Benvegnù LiveCi voleva una frase (che ripresa da giornalisti e non è diventata un annuncio) di Paolo Benvegnù a farmi tornare qui. "Voglio scrivere un ultimo disco che sia definitivo". "E poi fare come i vecchi cani (..) che salutano il padrone e poi vanno".

Soprattutto l'ultima frase, lo ammetto, mi riempie di tristezza. Di sana tristezza. Non saprei come dirlo, mi sa di un abbandono messo in conto, di un essere orfani in modo consapevole. Come se l'ineluttabilità di un avvenimento possa venire accolta, quasi spiegata, compresa, pur non potendo fare a meno di trascinarti in una piena di silenziosa nostalgia, romantica e dignitosa.

Ho letto commenti vari nella rete. Gridi disperati. Dichiarazioni di amore e di vita. Preghiere di ripensamenti. Scongiuri affinchè si tratti soltanto di un allegra bugia.

Paolo non mi è sembrato scherzoso. Per niente. Che quando fà il buffone, burlone, giullare per caso, lo si capisce subito. E non è questo il caso. Poi una frase detta lì sul momento, una frase su un futuro ancora tutto da vivere, una frase che non diventerà realtà..può anche essere. Potrebbe starci.

Io comunque vorrei dire la mia. Mi ripeto: mi fa un'immensa tristezza. Ma mi sembra che tutto sia in linea. Proverò a spiegarmi. A modo mio. Mi sembra che sia normale. Che si possa accettare, che si possa capire, che si possa condividere, addirittura.
Per Paolo Benvegnù fare musica non è un lavoro. Ha cominciato a suonare a 23 anni. Ricordo che quando lo scoprii, pensai che forse anche io avrei ancora potuto avere una possibilità in tal senso. Che forse per qualcuno è vero che non è mai troppo tardi. Dai, quante volte abbiamo letto frasi del tipo "ha preso in mano la chitarra a 4 anni". "Suona il pianoforte da bambino". O cose così. E tu lì che pensi: "ho 20 anni, non è stato il mio caso, forse non fa per me".
Per Paolo fare musica o il "facitore di canzoni"(come dice lui) è stato ed è una ricerca. Un percorso esistenziale. Scrivere, suonare, fare concerti è un modo di vivere. E' un'espressione della sua anima. E' una maniera per venire fuori. Dal guscio.
Paolo con il tempo, vivendo alla sua maniera, suonando, è giunto a delle conclusioni, ha acquisito consapevolezze, ha carpito e conquistato piccole e sudate verità. Ha attraversato delle emozioni.

Verità ed emozioni che ci ha trasmesso ogni volta che ha potuto. Non con la saccenza di chi ne sa più di te. Ma con la naturalezza di chi è ciò che ha attraversato, sentito, pianto, goduto, pensato, raggiunto e perso. Vibrazioni che ha lasciato dentro ognuno di quelli che negli anni l'hanno conosciuto, apprezzato, si sono sentiti toccati, plasmati, sollecitati, sensibilizzati.

Adesso Paolo forse sente che il suo percorso deve prendere direzioni diverse. Che ciò che aveva da dire e da esprimere attraverso la musica l'ha già detto. E deve andare oltre. Paolo sente che sta per.. avere bisogno di altro. E ha il coraggio di sentirlo, capirlo e andarselo a cercare. Paolo non ha bisogno di noi, nè noi di lui. Se c'è una cosa che c'insegna è l'onestà.

Cosa può esserci di più difficile da imparare e praticare dell'onestà verso se stessi e poi verso gli altri, io non l'ho ancora trovato.

Ognuno può essere Paolo Benvegnù se solo imparasse a guardarsi dentro, a guardarsi in faccia, ad esprimere tutto quello che ci trova, se imparasse a capire qual è il suo personalissimo ed unico percorso. E a camminarci dentro. A qualunque costo. 

Io interpreto così Paolo. Lo sento così. E lo ringrazio. Oggi più di ieri.

Chiaramente tutto quanto qui giace scritto è frutto di elucubrazioni personali e pomeridiane, oltretutto primaverili. Non sono fonte di verità. Solo della mia. Si spera.

Ciao, Paolo.

 

postato da: VioletSky alle ore 18:03 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: musica, paolo benvegnù
lunedì, 12 gennaio 2009

Ka(r)(l)ma apparente

Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare. Ce la posso fare.
Ce la posso fare.Ce la posso fare.Ce la posso fare.Ce la posso fare.Ce la posso fare.Ce la posso fare. CelapossofareCela possofareCelapossofareCelapossofareCelapossofareCelapossofareCelapossofare!

L'UNICA COSA CHE DEVI FARE è MASSACRARE LE TUE PAURE!

AIIIIIIIIIIIUUUUUUUUUUUUUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!

 

postato da: VioletSky alle ore 19:09 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: citazioni, copertine, me
lunedì, 29 dicembre 2008

"E produzioni seriali di cieli stellati

E i sogni smantellati

deportati in Siberia

mentre ti addormenti".

Eccoci alla fine. Eccoci alla soglia di un inizio. Eccoci sempre lì. Che non importa che ora è che anno è. E' tutto uguale. E' sempre l'unica chance che abbiamo di vivere. Che abbiamo di curiosare. Che abbiamo di ridere. Che abbiamo di costruire. Che abbiamo di sentire. Che abbiamo di conoscere.

"Io devo ritornare a camminare verso ciò che non so".

Nessunabeatacertezza è nato dopo qualche aborto triste nel tentativo di dare alla luce parti di me che non riuscivano più ad essere. Non è passato esattamente un anno. Nemmeno lo so quanto è passato. Non m'interessa. Quello che m'importa e sempre m'importerà è essere riuscita qui o altrove a dare respiro a quelle parti di me che spesso restano soffocate, al buio, chiuse e scordate.
Quello che mi dà gioia è fare passi, in avanti o indietro, di lato, in diagonale, in alto, in basso, in tutte le dimensioni possibili ed impossibili. Perchè restare ferma è il mio terrore. Fermarmi. Non saper più camminare, non sapere più cercare. Non trovare.

Ho camminato, poco, ma l'ho fatto. Quindi va bene.
Ho trovato. Pochi frutti, no neanche troppo pochi...cmq succosi.

Come si dice.. vale la pena di ricordare, in ordine sparso:

Un'anima pura ( Andre)

Concerto dei Baustelle (poco apprezzato, cmq di valore)(Baudelaire e verso l'ignoto tendere)

Metà concerto di Paolo Benvegnù a Polignano in Agosto ( e sentirmi sempre troppo poco intelligente)

Concerto-allucinazione. Visione di Marco Parente in una piazza sperduta del sud pugliese

Ore in libreria. Nel piacere fisico della visione, del tatto, del desiderio...

Viaggi in treno e ritorno all'ascolto degli mp3

Rabbia ed interesse tenuti vivi da Marco Travaglio e Giulia Blasi

Approfondimento, e conseguente sporadica disillusione, del mondo dell'editoria

Brevi carezze nostalgiche dalla voce di Jeff

Film di Won Kar Wai e Truffaut

The Niro e i brividi show-case in Feltrinelli

L'estasi delle montagne e dei prati della Val di Fassa

Libri, libri, libri, musica, desideri, chiacchiere, lacrime, disincanti, nuove ricerche...

Nel tempo ciclico che attraversiamo. Che possa non finire mai. Il mio cercare, il mio trovare. Il mio cadere, disperare. Piangere e rialzarmi. Come un'ossessione. Questa vita che possa viverla a pieno. Ogni giorno ricolmo di stupidi desideri. Che se no non ha senso. Che se no non sono io. Oppure non sono tutta.

Che io possa essere tutta. E dopo aver smantellato i sogni. Dopo che qualcuno li ha deportati lontano da me. Che io sappia e possa ricominciare a costruirli.

Non so cos'ho scritto. Una speranza. Dei ricordi. Dei desideri. Qualche linea di me.

Buon tempo a tutti.

 

postato da: VioletSky alle ore 11:42 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: citazioni, musica, libri, film, live, me
lunedì, 22 dicembre 2008

The accidental woman

Una donna per casoSi sa, l'impressione e l'impronta che un libro (così come una canzone) ti lascia, dipende in buona parte dal contesto in cui la tua mente e il tuo cuore si trovano.

Maria. Un nome comune. Non particolarmente famoso, in letteratura (mi pare). Un nome qualunque. Ad indicare proprio che Maria potrebbe essere chiunque. Chiunque di noi. Come di chiunque di noi potrebbe essere lo scorcio della sua vicenda esistenziale su cui Coe, o meglio il suo narratore, ci fa sbirciare. Maria, oggetto del nostro (volente o nolente) voyeurismo di lettori. Quel narratore così saccente, che ne sa di più del personaggio, che commenta i suoi umori, i suoi pensieri, le sue azioni o non-azioni, la sua sventura in modo distaccato, sardonico, a volte gelido. Si burla di Maria. Come si burla di chiunque potrebbe essere Maria. Si burla del lettore qualunque, colui che vorrebbe conoscere tutti i segreti lasciati in sospeso, le risposte a metà, i periodi di vita saltati. Colui che vorrebbe un pò di redenzione per Maria e per sè. Resta a bocca asciutta. Tra un colpo di scena affilato e l'altro, tutto scorre mediocre e senza pathos. Una visione di una vita nelle sole mani di un destino, neanche troppo crudele, ma anonimo, sfacciato e privo di senso.

Ho finito per sentirmi come Maria. Ed io non sono come Maria.

Disillusa. Rassegnata. All'angolo. Senza speranza. Senza fiducia. Disarmata. Sola.
Che ha smesso di domandare. Di dare un senso alle risposte. Di pensare. Di cercare.
Che accetta tutto. Senza ribellarsi.

Maria è il mio incubo peggiore. Non da certo da oggi. O almeno, io, Maria, l'ho vista così.

postato da: VioletSky alle ore 08:52 | link | commenti | commenti
categorie: libri, me , coe , in my opinion, nn azzardo a chiamarla recension
sabato, 06 dicembre 2008

Tempo di copertine

La Jolanda furiosa

Eccomi. Mi sto occupando di copertine. Non per lavoro. Magari! Per ora è solo una questione di studio.
Mi è balzata agli occhi la veste grafica del nuovo libro della Littizzetto. Sicuramente all'interno non ci saranno grandi novità per chi segue Luciana in tv o in radio. Di solito i suoi libri (ne ho letto solo uno per intero) non sono altro che la versione cartacea dei suoi pezzi comici, i migliori e anche no.

L'interfaccia è semplice. D'impatto. Su sfondo immacolato, oltre al nome dell'autrice, al titolo sapientemente "rosa shocking" e al nome dell'editore, l'illustrazione è composta da due soli segni grafici. Anzi tre, a ben vedere. Tratti quasi abbozzati, ma di sicuro effetto. Insomma, non era un soggetto semplice da rappresentare e mettere in copertina. Eppure è così pulito il disegno. Nella sua evidenza, casto e ironico. Quanto basta per accordarsi perfettamente col titolo e con l'autrice. A cui rimanda anche, ma non solo, tramite l'utilizzo degli stessi colori. Nero e rosa. D'altronde a chi vi fa pensare quello strano riccio nero posato sul mondo... se non alla furiosa Lucianella nazionale? No?!

Nota: per stare sicura... fatemi dire che il copyright della foto succitata appartiene alla Mondadori S.p.a! Ciaù

postato da: VioletSky alle ore 13:43 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: libri, copertine, littizzetto, in my opinion, nn azzardo a chiamarla recension
giovedì, 20 novembre 2008

Che doloroso spasso!

postato da: VioletSky alle ore 09:42 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: citazioni, elezioni

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Utente: VioletSky
I'm full of stupid desires. (L.Martelli)

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